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Edizioni Ricordi
LEONORA
AZIONE ROMANTICA IN UN PROLOGO E TRE ATTI
PAROLE DI
A. ZANARDINI
MUSICA DI
GIAN RAIMONDO SERPONTI
iVENEZIA - TEATRO LA FENICE
Carnevale i SS 5 -86 Impresa PION TE L LI-RHO.
R. STABILIMENTO RICORDI
MILANO - ROMA - NAPOLI - FIRENZE - LONDRA
PER LA FRANCIA ED IL BELGIO
PARIGI - V. DURDILLY St C.ie - PARIGI 1 1 bis, Boulevard Haussmann.
Proprietà per tutti i paesi. — Deposto. Ent. Sta. Hall. Diritti di tradizione riservati.
PERSONAGGI
PROLOGO.
Lina Cerne Benedetto Lucigli ani
Coro sotterraneo di Morti. — Coro di Vergini. Epoca - i}00 circa - nella Selva Nera.
DRAMMA.
LEONORA, figlia di Wolfango, burgravio di Eidei
berga
ARM1NIO,. Sire di Treviri e di Bonna .... ALDO, paggio di Leonora e giovine cantor d'amore
HANS, menestriere o cantor d'amore
SCHWARZ, menestriere o cantor d'amore . . . WOLFANGO, burgravio di Eidelberga ....
CORO
Venditori di mirto — Saltimbanchi — Giullari — Borghesi — Popolani Studenti — Menestrieri — Dame — Cavalieri, ecc., ecc,
Eidelberga e nella Selva Nera.
LEONORA . CORRADO .
. Lina Cerne
. Benedetto Lucignani
. Maria Zanon
. Eugenio Dufriche
. Augusto Castagnola
. N. N
— Maestro concertatore : Cav. Riccardo Drigo. —
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PREFAZIONE
La ballata Leonora di Bùrger è troppo nota perchè s* abbia a ricordarla al colto lettore.
Meno nota è una leggenda della Selva Nera, che suona testualmente così :
<( Piangete, fanciulle, piangete !
« A Leonora, la bionda figlia del burgravio , è morto Cor- « rado, lo sposo, mentre stava fruendola all'altare.
« E il mirto della sua corona appassì, ed ella, vestito il lutto dell'amore perduto, smarriva la ragione.
« Piangete, fanciulle, piangete !
« Ora avvenne che il burgravio bandisse un torneo di canto « e poesia (i), ed essa vi fu proclamata regina di beltà, poiché « era bella, di giorno come un fiore e di notte come una stella.
« E fra i cantori d'amore, apparve Arminio e vinse la gara « t Leonora, nel coronarlo, fu veduta piangere e sorridere e « baciarlo in fronte, poiché la voce era la stessa e le stesse « erano le sembianze del suo adorato Corrado.
(i) Le celebri gare del Minnesanger.
6
« Ed Arminio ne chiese la mano, perchè era signore di Spira « e di Worms t scoppiarono i plausi e torno la letizia nello (( sconsolato maniero.
« Ma non sorridete ancora, o fanciulle ! Perchè Leonora vide « ad un tratto sorgere l'ombra di Corrado e respinse Arminio, « siccome ciurmadore, che avesse rubato al suo caro estinto la (( voce e il sorriso.
« E la sua follia si aggravo.
« Allora Hans, il giullare, da lei nella prima giovinezza « respinto come amante, consultò le Saghe e gli venne detto (( che per ricondurre la sventurata alla ragione e alla vita, « fosse necessario evocare nella foresta desolata V ombra di « Corrado e battersi con essa corpo a corpo.
« Trasalite, o fanciulle, trasalite !
« Perciò Hans, sapendo che solo il suo sangue potrebbe scon- ti giurare il maleficio dello spettro , lo evocò e venne con esso « a mortale tendone e lo trafisse e ne fu trafitto.
« E la bella Leonora trovò tra le braccia d' Arminio le sante « ebbrezze dell'amore riamato.
« Ed or gioite, o fanciulle, e compiangete il povero Hans « che ha ricongiunte le loro anime desolate a prezzo della pro- ti pria vita. »
Su queste due leggende, f use insieme, si è svolta la presente anione romantica.
8
PROLOGO
orrado , l'amante di Leonora, rapitala al maniero pa- tl^l terno, la porta a corsa sfrenata per dirupi e burroni , mentre essa esterrefatta gli si stringe intorno, sulla groppa d'un ardente corsiero. — La scena si oscura — la voce di Corrado manda l'ultimo addio — scoppia la bufera — cam- bia scena. — Leonora appare sola, abbandonata in orrida selva. — Il coro dei trapassati la minaccia come profanatrice della loro pace. — Le recluse di una vicina abbazia inneg- giano alla Vergine. Nel vano della foresta appare uno sfondo luminoso. Leono:a vi scorge il suo Corrado morto.
PROLOGO
QUADRO PRIMO.
Dirupi e burroni — Notte. Corrado e Leonora dall' interno.
All' alzarzi della tela , la musica accenna allo scalpito lontano di un focoso destriero. Di tratto in tratto, alcuni ululati sinistri di vento preludono all'irrompere di una bufera.
LA VOCE DI CORRADO
(da lontano)
Ialoppa, galoppa, mio fido corsier,
; Il freno ti allento, divora il sentieri...
In groppa sta salda, mio vergine fior, La stella che vedi, la stella è d5 amor !
LA VOCE DI "LEONORA
Dove, dove ahimè ! mi porti , O mio sposo, o mio fedel ? Ho paura dei miei morti, Tremo ai lampi del tuo ciel !
LA VOCE DI CORRADO
(più da vicino)
Che temi, che temi ? ti stringi al mio sen, La luna tramonta, il cielo è seren... L' ardente mia fronte mi sfiora col crin, E bella la notte, è breve il cammin !
LA VOCE DI LEONORA
Oh cielo ! oh ciel ! tu non mi reggi più ! Il tuo polso è di gel... ove vai tu?
LA VOCE DI CORRADO
Addio... per poco addio!... dolce amor mio, Ti lascio... ahimè!... non ti scordar di me!
(La scena va sempre più oscurandosi, qualche lampo annunzia l'avvicinarsi dell'uragano)
IO
QUADRO SECONDO.
Scoppia la bufera.
QUADRO TERZO.
La Foresta , nella Selva Nera.
Leonora, calmata la tempesta, entra in iscena in preda alla massima agitazione.
Misera me! Corrado!... ove sei tu? Addio dicesti... ahimè! Abbandonata nell'orrida selva... Pietà !... soccorso !... a me !
(voci dal sotterraneo) CORO DEI MORTI
Chi sei tu, chi sei tu - che con piede profano Alla pietra feral - turbi P erba ed il fior ? Arrétra ! Arrétra !
Perchè vieni a portar - dal tuo lido lontano La tua lagrima umana - ali' eterno dolor ? Arrétra ! Arrétra !
Qui la morte passò ! qui non regna 1' amor ! Fuggi, va se serbar - vuoi un palpito in cor ! Arrétra ! Arrétra !
LEONORA
(facendo atto di prostrarsi)
Madre di Dio... - ove son io? Dall' ime viscere - sinistro coro Mi maledi' ! Fuggiam ! fuggiam !
(Leonora in preda al massimo terrore sta per fuggire. Ma vien trattenuta dall' improvviso snono dell'organo che s'ode nell'abbazia preludere al canto delle vergini)
CORO INTERNO DELLE VERGINI
Alleluja ! Alleluja ! .Ave Maria, Adergine pia, Madre al Signor !
1 1
Candida rosa, mistica sposa, Fonte d' amor !
Nel tuo perdono è 1' abbandono D' ogni dolor ! Nel tuo sorriso, un paradiso Ignoto ancor !
Quante stille del del, sante melodi, A me versate in sen ! O del pianto divin pure custodi, Pianger con voi mi sia concesso almen !
Madre di Dio m5 ascolta In così gran martir ! S' ogni speranza è tolta Al mio crudel sospir, Vederlo anco una volta Io possa... e poi morir!
(Il coro delle vergini tace. I lumi del? abbazia si spegnono. La campana del monastero suona alcuni lenti rintocchi. Nel vano della foresta, al disopra dello stagno, appare uno sfondo luminoso. Corrado vi si vede, disteso a terra, morto. Leonora manda un grido straziante)
Ahimè ! ahimè ! Corrado ! Angelo mio ! . . . Ei più non è !
(stramazza al suolo come corpo morto. Cala lentamente la tela).
CORO DEI MORTI
Dio t'esaudì!... Riguarda!
LEONORA
FINE DEL PROLOGO.
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ATTO PRIMO
idelberga è in festa. — Wolfango, il burgravio, vi ha bandita la giostra" del canto e del carme. — Leonora ne sarà la regina. — Hans, Aldo e Schwarz attendono l'ar- rivo dei cantori d'oltre Reno, con ansia sospettosa, temendo possano loro contender la palma. — Essi giungono , guidati da Arminio, il vincitore dell'ultima gara di Bonn. — Scam- biati i primi saluti, Arminio scioglie un carme improvviso alla sua bellezza ideale. In queljnentre, Leonora si affaccia al verone, e, ravvisando in Arminio le sembianze del suo perduto Corrado, è cólta da subita allucinazione. La scena si sgombra, e Leonora, ebra d'amore, si slancia tra le braccia del cre- duto amante.
ATTO PRIMO
La gran piazza, di Eidelberga.
Sovra -un lato, il maniero del Burgravio.
SCENA PRIMA.
Venditori, giocolieri, popolane, indi Hans, poi Aldo e Schwarz.
VENDITORI DI MIRTI
ggpijoNO nati nei mirteti ^^IjDi Sorrento, sotto al sole... Son gli allori dei poeti... Chi ne vuole, chi ne vuole ! Se ne adornino i maestri Pria di scender nell'agone... La lor fronda accende gli estri, Il lor fiore è una canzone!...
Festa ! Festa !
Lesta, lesta Tutta accorra alla gran giostra Dei cantor la gente nostra !
HANS
(entrando vivamente in iscena)
Zitelle e vedove, Spose ed amanti, Novizi e chierici, Fatevi avanti ! E il grande incognito Quel che vi appare, Hans il terribile, Hans il giullare ! ' Solo eh' io pizzichi La mia chitarra, E gnomi e diavoli Fanno gazzarra, E dalle pieghe Del mio mantello
i4
Faccio le streghe Sgattajclar ! L' arte sublime Del ministrello Mefisto istesso M' ebbe a imparar.
(durante la canzone di Hans, il Coro gli si è fatto intorno) POPOLANE
(fra di loro)
Anime sante ! E un negromante, Il suo cervello Vedo fumar !
POPOLANI
(fra di loro)
E Hans il pazzo, Un buon ragazzo, Col suo strimpello Ci fa danzar !
HANS
Chi T ombre voglia Mirar degli avi Io tutti gli evoco Conti e Burgravi, Maliarde orribili, Pallide Fate, Spettri terribili, Ombre adorate ! Poi biechi nani, Che stan laggiù Negli antri immani Di Belzebù ! E l'atre bare, Coi morti in scn, Che vanno al mare, Scendendo il Ren! Uno, due, tre ! Vengano i Re !
(con baldanza provocante)
Or non v5 ha fra sì elette persone Chi del pletro si avanzi a campion ? Chi contender le ambite corone A me voglia nel nobile agon?
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Volar gli grada negli aerei campi, O sprofondar nel baratro infernal ? Interrogar dall' infinito i lampi, O scioglier inni al dèmone del mal ?
CORO
(sottovoce)
Con che beffarda Aria ci guarda ! Par che ci voglia Incenerir ! Dalle pupille Schizza scintille, Tutto mi sento Inorridir !
HANS
Ebben, non un di voi
Osa affrontare il gran cantore ?
ALDO e SCHWARZ
(fendendo la folla)
Noi!
HANS
(ridendo)
Un pari tuo, fanciullo ? La corda tua temprava Qualche incognita Dea de1 tuoi sospiri ?
ALDO
(fra se)
(M' ha letto nel pensiero).
SCHWARZ
(ad Hans)
Ed io ?
HANS
Sta anch'essa in cima a' tuoi deliri...
CORO
Danziamo ! serrate la riga, La bella s' accoppii al suo damo ! S' intrecci la teutona giga, Garzoni e fanciulle, danziamo ! Il ciel che minaccia tempesta La festa più gaia farà !
finito il coro, fanciulle e giovinetti intrecciano una danza popolale. Durante il ballabile, Hans, Aldo e Schwarz si portano sul davanti della scena, d'onde contemplano il ballo, dialogando fra loro a bassa voce)
ALDO
(piano ad Hans)
Tu d5 onde giungi ?
HANS
Vengo da Spira...
SCHWARZ
(come sopra)
E rechi ?
HANS
Accorrono e Mosa e Reni...
ALDO e SCHWARZ
Or ben ! la Lega ?
HANS
Tutta cospira...
SCHWARZ
Cantori ?
HANS
Esimii !
ALDO
(a parte, con amarezza)
Ahimè !
SCHWARZ (a parte, con orgoglio)
Sta ben !
ALDO
(ad Hans)
Ma... in queste spoglie?
SCHWARZ
(come sopra)
A che il tuo ludo ?
HANS (guardando verso il popolo)
Col mio sonaglio - gli stolti' illudo, E col mio ghigno - che squilla a scherno Copro l' inferno - che porto in sen. ! a 3.
Stridano, vibrino L5 arpe canore ! Ma lo straniero Non vincerà ! La nostra cantica Ispira amore !
*7
CIASCUNO A PARTE
(E Leonora Mi apparterrà !)
■(le danze vanno cessando. Schwarz scambia una stretta di mano con Aldo e con Hans e si al- lontana. Finite le danze e la ripresa del coro, il popolo si disperde in diverse direzioni).
SCENA II. Aldo ed Hans.
ALDO
Ma tu che canterai sul vago pletro In rime, a verso libero, in qual metro ? Di Giove, di Giunone, o, all' ultim' ora, Agli occhi inneggerai di Leonora ?
HANS
Perchè t' ho a dirlo, mio gentil maestro ? Io canterò come mi punga 1' estro, E tu?
ALDO
Sarà minor la mia baldanza... Io canterò l'amor senza speranza... Io canterò 1' amor, sebben fanciullo Mi chiamino e ne facciano un trastullo,
10 canterò 1' amor de la mia dama, Perch5 ella sappia almen come si ama.
HANS (a parte)
11 biondo giovincel con atti e rime D' Apollo neh' agon fa 1' armi prime ; M' aspetto che a cantar la sua beltà Evochi dall' Olimpo ogni Deità !
(rivolgendosi ad Aldo)
Io canterò, poiché saper lo vuoi, Le tregende del Reno e i biechi eroi; La Loreley che specchiasi nel fiume E si discinge delle stelle al lume. La Loreley che scioglie il crine d' oro, Ove il labro di baci avria ristoro, E con la cetra i naviganti invita, Consci di morte, ad immolar la vita !
i
E poi Mefisto, il diavolo cristiano, Che vai da sè tutto il mondo pagano ; E poi T orgia, 1' ebbrezza, la pazzia, I sabba delle streghe, la magia ! Due mondi che si guardano in ischerno, Demoni in ciel ed angeli all' inferno, Dell' umana tregenda il saturnal E la divina voluttà del mal !
ALDO
Non mi guardar cosi ! Schizzi scintille Dall' occhio torvo più che a cento, a mille, Non mi guardar ! M' hai messo un gelo in cor, Taci ! non più, terribile cantor !
HANS
(sghignazzando)
Ah ! ah ! poiché il mio dir così ti tedia,
Non vedi che provata ho la commedia ?
E commedia è la vita e farsa il canto
E strillo da piagnon la poesia...
Ridine pur - chè, per l'anima mia,
S' io rido, gli è perchè già troppo ho pianto !
SCENA III.
recedenti, indi Arminio e Sin denti; da ultimo Leonora.
CORO DI STUDENTI
(fra le scene)
Sia gloria ad Eidelberga !
HANS
Quali voci !
ALDO
Di Treviri e di Bonn sono i cantor !
STUDENTI
Salve ! salve !
ARMINIO e CORO
(entrando vivamente in scena)
Veniamo d' oltre Reno, ove han scintille L' uve dei grappi d' ór,
Ove T alloro cresce e a mille, a mille
Allignano i cantor ! Veniam dal fiume in cui le Fate specchiano
I seni ed i capelli, Ove nascon le saghe e i riti invecchiano
All' ombre dei castelli ! Veniam da Bonn, da Treviri, da Spira,
Le patrie della lira ! Sia gloria, onor e plauso ad Eidelberga,
L'augusta che ci alberga !
HANS ed ALDO
(agli Studenti)
E a voi ricambia il genial saluto
Per noi la nostra terra... Tutti la patria, s anco il labbro è muto,
In un abbraccio serra !
ARMINIO
Salve o gentil ! o bella tra le belle
Città germana ! Se fossi in ciel, saresti fra le stelle
Ebe, o Diana ! Tu gli estri accendi al desioso pletro
Che ti sublima, Nella giostra gentil ispira metro,
Impeto e rima !
ALDO ed HANS (agli Studenti)
Chi è colui ?
CORO
E di Treviri il cantor , Della gara di Bonna il vincitor !
ARMINIO
(portandosi più innanzi al proscenio con accento ispirato)
Forma ideal dei cieli, Travista in sogno appena, Dimmi a qual bacio aneli La tua beltà serena ! Sorgi ! eh' io possa stenderti Le innamorate braccia,
Vieni eh5 io possa estatico Mirarti faccia a faccia, E neir ebbrezza mistica Del tuo divin sospir, Chiuder la stanca palpebra, Credendo di morir !
ALDO
(fra sè in disparte)
Siccome fulgida Ha la pupilla, In lui la subita Frase scintilla ! Dal nerveo pletro Erompe il metro, Fiero o soave, Trepido o grave ! Dell5 arpa teutona Neil5 aspro agon, Sarà terribile Per noi campion !
HANS
(fra sè)
Perchè il tuo languido Occhio s5 affisa, Nei dolci numeri, Su quel veron ? Non sia la nenia La tua divisa, D5 amor non palpiti La tua canzon, O d5 altro campo Al fiero lampo Sarà terribile Fra noi tenzon !
CORO
Al sogno mistico Ei s5 abbandona, Cocente indomita Febbre lo assai...
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Certo è di cingere La gran corona, S? ei veda sorgere L' astro ideal. !
(mentre Arminio, abbandonato all'estro, ripete 1' ultima frase del suo improvviso, comparisce al verone Leonora. — La luna fende le nubi e proietta i suoi raggi pallidi sul volto della fanciulla)
LEONORA
(dal verone, credendo di vedere in Arminio l'ombra di Corrado)
Oh visione eterea ! Mi sembra di sognar... Dell' angiol mio la pallida Ombra laggiù mi appai*.. . Onde movesti il volo Dal tuo deserto ciel ? Chi il fonerai lenzuolo Strappava al nero avel ?
(si ritira) HANS
La desolata verrine Parla al suo morto amor ! E di Corrado 1' incubo Che affanna il mesto cor !
ALDO
Moviam silenti ! 1' angelo Non turbi umano suon !
ARMINIO
Oh celestial fantasima, * Eterea vision !
Ahimè ! fu sogno ! Y angelo Dispar nella magion.
CORO
Moviam ! Moviam ! dileguasi La strana apparizion !
(Aldo ed Hans riconducono il Coro , mormorando sottovoce : Moviam silenti. Arminio , ultimo , si accompagna ad essi, volgendosi indietro di tratto in tratto. Giunto alla sbocco sulla scena e visto uscire l'ultimo de' cantori, ritorna vivamente al proscenio , tenendo lo sguardo fisso al verone di Leonora)
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SCENA IV.
Arminio e Leonora.
ARMINIO
Spari ! fu sogno ? onde movea costei ?
Chi di quel nimbo aereo
Cingeva a lei Y immacolata fronte ?
Deh ! riappari a me,
Ombra, forma celeste ! al mio deliro
U estasi dà d' un virginal sospiro !
(Leonora esce lentamente dal maniero — il suo incesso è tranquillo, quasi automatico — la sua pupilla è inerte e fissa come quella delle sonnambule. Arminio, a mano a mano che s'avanza verso di lui. retrocede come abbagliato da un' apparizione soprannaturale)
LEONORA
Chi le corde temprò della tua lira ? Fu un angelo del ciel ? Parla ! eh5 io 1' oda ancor Codesta voce al mio pensier fedel !
ARMINIO
E che ? cosi la mia t' è nota ? eppur La tua non so d'aver udita ancor... Ma... se mortai tu sei, chè non iscosti Dalla eterea tua fronte il chiuso vel ?
LEONORA (gettando il velo lungo le spalle)
Mi guarda !
ARMINIO
(come abbagliato da luce intensa e improvvisa)
Eterni Dèi ! Donna Iddio non ti fece!... Angiol tu sei!
LEONORA
SI ! Guardami, riguardami,
O fior dei miei sospiri !
Inondami di lagrime
Sin che in tue braccia io spiri!...
Io t' ho cercato in terra,
Io t' ho sognato in ciel ;
Ma de5 miei sogni d' angelo
Ti trovo ancor più bel !
ARMINIO
Oh novissimo incanto ! Oh celeste follia ! Tutta in estasi e in pianto Sgorga T anima mia ! Che mi valse, o bel fior, La tua santa mercè ? Da qual nube il Signor Ti fe' scendere a me ?
LEONORA
Parlami!... parlami!... altro non ode
L' ebbrezza mia, Che la tua soavissima melòde ! Il nome gridami - a cui rispondi,
Perdi' egli sia L' eco divin dei palpiti profondi !
ARMINIO
T' amo siccome - gli angeli Iddio ! Più gran tesoro,
Nè la terra, nè il ciel hanno del mio ! Tremo... vacillo... - più in me non son... T' amo . . . T' adoro ! . . . E troppo grande il tenero abbandon !
LEONORA
(traendo seco dolcemente Arminio verso il castello)
Vieni! vien sul mio cor!...
Perchè viviam, se non viviam d' amor ?
{sempre più in preda alla sua allucinazione, credendo di parlare a Corrado)
Ma dimmi ! oh dimmi !
Come lasciasti la tua fredda terra ?
Io t' ho aspettato tanto,
Tanto che quasi ni' avea spenta il pianto!
Perchè sul tuo corsiero
Non sei giunto più presto al mio maniero ?
ARMINIO
(fra sè)
(Che mai die' ella ?
Dietro a qual sogno il suo pensier ricorre ?)
(a Leonora)
Non evocar, fanciulla,
L' imagin trista, o Y ombra del passato !
Rinasce in terra 1' anima
Quando ritrovi Y ideal sognato !
a 2.
Tutto scordiam, quest' anima Altro saper non brami
Che a me ti ha un angelo,
Che mì.° tu sei, che mi ami ! mia 3
Dalle consunte ceneri
Nasce più bello il fior !
Terge ogni mesta lagrima
Il bacio dell' amor !
(La luna illumina i due amanti. Cade lentamente la tela)
FINE DELL'ATTO PRIMO.
26
ATTO SECONDO
QUADRO PRIMO.
rminio ha vinta la gara. — I suoi cantori d'oltre Reno inneggiano alla vittoria sua e loro. — Hans non sa consolarsi della disfatta patita e ricorda le ebbrezze dei suoi primi sogni d'amore per Leonora, allorché il rivale Corrado gliene rapiva il core. — I menestrieri svevi, Hans, Aldo e Schwarz sfidano Arminio a mortai tenzone. — Il baldo gio- vane accetta la sfida.
ATTO SECONDO
QUADRO PRIMO
Una strada ad Eidelberga.
SCENA PRIMA. / Cantori di Treviri e di Spira, irruendo sulla scena.
UOMINI 6 DONNE
[Sfll ittoria ! Vittoria ! I^SI Nell'ardua palestra La cetra di Treviri Usciva maestra! Al nobile Arminio S' intuoni l'osanna, Che il lauro alla Svevia Del canto rubò ! Scrollata è nei cardini La vecchia tiranna, La palma dei cantici Al Reno toccò !
(escono)
SCENA IL Hans solo
(entrando a passi lenti e meditabondo)
Sfrondato è il lauro e con esso la speme
Di piegar il ginocchio innanzi a te,
Divina Leonora ! A che mi valse
Il forte metro e l' ispirato ' accento ?
Era muto per te - la tua pupilla
Sul fatale cantor fissa restava *
Come sdegnosa d'altri canti, e il fremito '
Del tuo labbro parea rammemorar
Recenti baci ! - trasalii - la corda
Mi si spezzò del pletro - e, come ei tocca
Ebbe appena la lira, ahi ! qual t'accese
Subitanea scintilla ! e lo seguivi
Con tutto Tesser tuo - scoppiava il plauso
Universal, tremendo, irresistibile!...
Ed io col fiero riso
Velai la piaga che m'ardeva il core
Reietto dalla gloria e dall'amore !
0 paterno manier, Oasi placida e pura, Come al mesto pensier Or ritornali quei dì,
In cui pria m'apparì
La bella creatura !
Sol per me mi pareano
1 suoi gaudi creati
E al suo fianco il mio cor Già sentia palpitar In un'estasi par A quella dei beati ! Ma... Corrado apparì! Essa l'amò - tutto per me finì !
Di fraterna pietà Sol mi accorda il tesoro Ed io spasimo e ognor Qual angelo la adoro!!... Oh sventura ! oh follia ! L'affetto suo non fia Che mai diventi amor ! Una tomba è il suo cor... Oh ! infortunati dì ! Tutto passò ! tutto per me svanì !
SCENA III. Hans, Aldo, Schwarz, poi Arminio.
• HANS • (a Schwarz)
Or ben?
ALDO
(come sopra)
Or ben?
HANS
Ar minio ?
SCHWARZ
A questa volta
La mia sfida lo chiama !
HANS
Morde il freno il mio labro e solo aspetta Il segnai della lotta !
ALDO
E ancor ei manca !
HAXS
Nel nome della Lega
Dei teutoni cantor,
Seguendo il vecchio stile
Del nostro patrio rito,
S'ei porta sproni d'or, lottar or deve!
ALDO
Eccolo! ei vien...
SCHWARZ
S'avanza !
(entra Arminio con incesso baldo nui nobile) HANS
Porti spada al tuo fianco ?
ARMINIO
Io porto insieme Al mio fianco un pugnale e cingo spada Di cavaliero...
HANS
Il lauro vinto, alcuno Per or non ti contende... Ma non dèi d'altra fronda il crine ornar !
arminio . E chi l' indomita, Febbril follia, Ov'essa m'arde il sen, calmar potria ?
HANS
Il ferro nostro, il dritto
Che niun profani d'Eidelberga il fior!
ARMINIO
(fra sè)
Oh ciel ! che intesi io mai ? A me, celeste vergine, Alcun ti può rubar ?
HANS e SCHWARZ
È sfida a morte !
ARMINIO
A morte?
SCHWARZ, ALDO & HANS
A te dell'armi
Sol la scelta pertien.
HANS
Più d'un ferro tu devi scontrar...
HANS, ALDO C SCHWARZ
Se immenso ardir - non porti in sen, L'ardua impresa rinuncia a tentar! Bel cavaliero - non è codardo Chi nell'ombre sa a tempo tornar. Non t'arda il sen - si fiero un dardo, Puoi a tempo il mal passo rifar !
ARMINIO
Al par dell'aquila
I voli liberi A quest'alma è sol grato tentar!
Non temo il subito
Scroscio di folgore, Non lo scontro dei nobili acciar !
SCHWARZ
Il dì?
ARMINIO
Qual più v'aggradi...
HANS
Il loco ?
ARMINIO
Quivi istesso !
ALDO
E il motto ?
ARMINIO
Leonora ! Là, se la polve io morda, Ovver vi prostri al suol, Del mio blason F impresa A voi rivelerò !
Impeto d'anima
Irresistibile Il periglio mi guida a sfidar !
Amo del turbine
Il giro orribile, Se ad un cielo mi giunga a portar
Ripresa.
HANS, ALDO 6\ SCHWARZ (traendo le spade)
omani al primo albori
ARMINIO
(toccando le spade dei tre colla sua)
Al primo albor !
(escono in diverse direzioni)
32
ATTO SECONDO
& —
QUADRO SECONDO.
A gran sala del castello del burgravio è disposta per la premiazione del vincitore del torneo d'amore. — Danze caratteristiche. — L'araldo annuncia l'arrivo della Dea della Beltà (Leonora). — Il padre la invita a incoronare il vin- citor poeta (Arminio). — Costui, piegando un ginocchio per ricevere 1' ambito serto, le rammenta la loro notte d' amore. — Leonora lo guarda senza comprenderlo. — - Arminio si svela per Signore di Treviri e di Bonn e chiede la mano di Leonora. Costei, svanita la prima allucinazione, lo re- spinge ed è cólta da follia, ricordando il perduto amante. Stupore e costernazione generale.
ATTO SECONDO
QUADRO SECONDO
La gran Sala delle premiazioni nel castello di Eidelberga.
Dame, Cantori e Cavalieri. Il Sire di Eidelberga con seguito.
DAME, CANTORI
Cinga il crin l'ambito allór
Al vincitor ! Niun d' Arminio seppe al par
D'amor cantar !
ARALDO
(dalla gran porta del fondo)
Di fanciulle uno stuol vago s'avanza.
WOLFANGO
Vengan ! d'Apollo al rito Preludan canto genìal e danza !
DANZE
LE QUATTRO STAGIONI
Autunni. Inverni. Primavere. Estati.
ARALDO
(annunciando)
La Dea della Beltà !
(Entra Leonora, preceduta da paggi e garzoni d'onore e seguita da uno stuolo di giovinette, tutte in bianco. — Dietro ad essa entrano Arminio, Hans ed Aldo. — Aldo ed Hans fanno parte del corteggio di Leonora, Arminio rimane in disparte)
TUTTI
Omaggio a Leonora !
WOLFANGO
Ad Arminio di Spira, Nel sentii torneamento
34
Del subitaneo carme
Eidelberga il supremo allór decreta!
(a Leonora)
Tu con la man gentile, Adorata fanciulla, Incorona l'altissimo poeta!
(Arminio si avanza modestamente, un paggio presenta a Leonora sopra un cuscino la corona del gran premio)
ARMINIO
(sottovoce a Leonora, piegando il ginocchio davanti a lei)
Un sorriso che sfiori Dolcemente il tuo viso, una melòde Del tuo labbro, un sospiro... altro non chiedo; Per te temprai l'innamorata corda... Di quell'ora divina, o Leonora,
Il palpito ricorda !
(Leonora fissa Arminio con occhio vitreo e dolente e quasi macchinalmente gli porge la corona)
ARMINIO
(alzandosi e venendo nel mezzo della scena)
Udite or tutti !
Nella giostra gentil dell' improvviso Carme, è Arminio il mio nome ! Non quel eh' io porto nella patria terra. Volfrido io son, Sire di Worms e Spira, Di Treviri e di Bonna!
(al Sire di Eidelberga)
E a voi chiedo, o Wolfango, La bella Leonora
Inanellar per mia signora e donna.
TUTTI
(meno Leonora)
Strana rivelazion !
Dei Margravi del Reno
Orna il dolce cantor
Coi bianchi gigli l'avito blason !
LEONORA
(scendendo dal palco in preda a repente allucinazione)
Costui, Signor di Spira ? Il bel nome ei rubò, Come rubò il sorriso, La voce e il guardo ad un che ha forse ucciso!
(con riso di folle)
Costui, Signor di Spira ? Schiacciatelo coi piè ! Un ciurmador egli è !
ARMINIO
Cotanto oltraggio a me ?
CAVALIERI, HANS, ALDO, WOLFANGO, SCHWARZ
Oh sventura! Oh stupori La misera delira!
LEONORA
(come sopra)
Eccolo ei giunge ! scalpita L'ardente suo corsiero ! Eccolo ei giunge il pallido, Il bruno cavaliero ! Ah ! dove mai mi porti ? Perchè cotanti morti ? Ah!
(con un grido straziante si slancia tra le braccia del padre) TUTTI
Orror ! Maledizion !
Leonora smarrita ha la 'ragion!
ARMINIO
Dunque l'acceso palpito, Il trepido sospiro Eran, fatai mia vergine, Sol menzogner deliro ! Ti abbandonavi in lagrime Ad ogni mia mercè, E d'un altr'uom l'immagine Amavi solo in me ! Ma alla pietà degli uomini Invan non fai richiamo, Io t'amo ancor, io t'amo, Misero al par di te !.
HANS
(fra sè)
Ahi ! di Corrado turbina Intorno a te lo spiro ! Vivo, turbò il tuo palpito, Estinto, il tuo sospiro !
Ma, se dell'ombra il Dio Mito fatai non è , Saprò col sangue mio Ridar la pace a te.
ALDO
Del tuo fatai delirio Chi sa squarciare il velo ? Di qual affetto palpita Nel sogno il petto anelo ? Vorrei il sangue mio Versar ai cari piè, Perchè ti calmi Iddio, Perchè ritorni in te !
WOLFANGO e. il CORO
In qual fatai delirio Palpita il petto anelo ? Perchè percosso ha l'angelo Della dolcezza il cielo ?
WOLFANGO
O figlia, o figlia mia, M'odi, ritorna in te !
SCHWARZ C il CORO
Ahi ! lassa ! ancor non fia Ch'ella ritorni in sè !
LEONORA
(sempre in preda al delirio)
Al conscio margin guidami Del cristallin ruscello, All'ombra delle sofore Del tuo natio castello ! Mira ! le stelle languono, Odi! sospira il fior... Chè tardi al seno stringermi ? Corre stagion d'amor !
(Leonora sviene nelle braccia del padre)
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
aks evoca l'ombra di Corrado e si batte con essa, certo di rimanerne trafitto ma certo anche di ridonare col suo sangue la ragione e la felicità alla sua adorata Leonora. — La sventurata scende dal chiostro, ove stava ricoverata, e s'. imbatte in Arminio, che non riconosce, ma la sua follia è tranquilla. Ad un tratto comparisce 1' ombra di Corrado sul picco dello spettro! Hans sta in faccia a lui scarmigliato. — Dopo breve scontro Hans è trafitto e 1' ombra di Corrado dilegua nelP abisso. Leonora manda un grido , raccoglie man mano le idee smarrite, indi, cessato l'incubo dello spettro, si slancia ebra d'amore fra le braccia di Arminio. — Soprag- giunge Hans e spiega, prima di morire, il suo sacrifizio e il prodigio compiuto per esso dall'amore.
ATTO TERZO
La foresta, nella Selva Nera come nel Quadro Terzo del Prologo. — Notte.
SCENA PRIMA. Hans solo.
E questo il varco della Nera Selva, Di cui parlan le Saghe. E qui tra i cupi Massi raccolta la fatata selce, Da cui Tacciar sprigiona Con l'urto la scintilla evocatrice Dei pallidi fantasmi ! Un teschio uscito dalla vecchia fossa, Coi fosfori dell'ossa, Sembra traguardi dalle sue pareti... Oh ! non isfugga a me ! Se la tregenda Bieca non mente, l'ombra di Corrado Sul picco apparirà ! Sì ! tu dèi sorger, pallido vampiro, Che vagoli sull'orma Dell'adorata forma E ne suggi il dolcissimo sospiro ! Non scenderai nell'urna sepolcral, Lo vuol la profezia, Che tu non abbia in pria Piantato il ferro in petto ad un rivai ! Or quel rivai son io ! Più non mi puoi sfuggir ! Sia salvo l'angiol mio E con l'ebbrezza in cor saprò morir !
(tenta vari massi , li sposta , finalmente appare la selce nera col teschio fosforescente ; a tal vista Hans esclama :)
E la mano di Dio ! Corrado a me !
(percuote tre volte violentemente la selce : si sprigiona la scintilla evocatrice ; è seguita da un tuono lontano. L' ombra di Corrado appare sul picco. Hans, scorgendola , esclama fati- dicamente :)
4o
A me, fantasma, a me !
Snuda la fiera lama !
Apprenderai, vampiro,
Come si debba amar, quando si ama !
(Hans si slancia rapidamente verso il fantasma, e scompare)
SCENA IL Arminio solo
(venendo in iseena rapidamente e in preda alla massima emozione)
Oh ! alla tenzon mortai fossero apparsi I miei nemici ! invan gli attesi ! tutti Di Leonora lo sprezzo e la follia Vendicò contro a me ! Panni da un sogno Febbril uscir... vorrei odiarla... e sento D'amarla ancor... qui istesso il pie traea, Sol da lontan per contemplar 1' asilo Sacro al dolore,
Che accoglie in sen il mio perduto amore !
(Sull'alto dell'erta appare la forma bianca di Leonora. Ha i capelli d'oro disciolti sulle spalle. Essa tiene in mano una piccola cetra e su quella preludia in poche note il canto di Armi- nio dell'atto primo ; giunta al ponte che deve attraversare, lascia cadere la cetra nelle acque. Durante la discesa lenta di Leonora, Arminio fuori di sè, mormora alcune parole interrotte)
Oh santa vision ! è dessa ! è dessa ! Come è pallida e bella ! oh del, che ascolto ! È il mio canto d'amor... ahimè! spezzata È l'arpa al pari del mio cor... Leonora!
(Leonora si avvicina sempre più e lo fìssa senza pronunziar parola con l'occhio vitreo e quasi catalettico)
Lasciami ! per pietà ! fuggi ! non mi hai Misero reso che a te basti ancora ?
LEONORA
(in preda alla follia)
Fuggir ? e allor chi calma I miei sospiri ardenti? Dammi la man... non senti Come sussulta il sen ? Tutto è silenzio e tenebra... Io sola veglio... ei vien ! Non odi là uno scalpito Qual di corsier lontano ?
4i
No... del torrente è il gemito... È suono... è suono vano... Questo non mente... Oh! giubilo! Non tei diceva?... ei vien !
ARMINIO
A qual supplizio, ahi misero ! Serbato Iddio mi volle... Questa adorata, folle Reso ha d'altr'uom l'amor !
LEONORA
Vedi ! colui che adoro Le forme tue somiglia, Ha i tuoi capegli d'oro, La bocca tua vermiglia... Guardami, ond' io lo veda... Parla, ch'io l'oda ancor... Stringimi al seno, inebriami, Fammi morir d'amor!
ARMINIO
In te ritorna, o misera, Pietà del mio dolor !
LEONORA
(svincolandosi dalle braccia d'Arminio)
No... non sei quello - mente il tuo riso, Tu sei quel crudo - che a me l'ha ucciso... Lasciami ! lasciami ! - mi metti orror, O delle tombe - profanator !
(Comparisce 1' ombra di Corrado sul picco e in faccia a lui Hans scarmigliato e pallidissimo. Dopo breve scontro delle loro spade , Hans trafitto scompare tra le roccie ; 1' ombra si di- legua. Leonora manda un grido e si stringe il capo in atto di raccogliere le sue idee).
LEONORA
(ad Arminio, con accento di suprema pietà)
O ciel ! tu piangi ? - veduto a piangere Non ho quel caro - che tanto amai... Anche a me in volto - stillan le lagrime... Mai di si dolci - non ne versai... In me si dissipa - di notte il velo... Parmi che un angelo - mi porti in cielo... D'ogni perdono - egli ha virtù, Sento che t'amo - che mio sei tu !
4^
ARMINIO
Ah, se a te stessa - Dio ti ridona, Qual altra chiedere - potrei mercè ? È il ciel che a tanto - amor perdona, Ch' un de' suoi angeli - ritorna a me !
ARMINIO
(con impeto)
Vien, fuggiamo il funesto recesso O, se il neghi, a' tuoi piedi m'uccidi ! Il creato rinnova un amplesso, L'alma intera rivive a un sospir. Vien, cerchiamo altri cieli, altri lidi, Più non so, se tu m'ami, morir!
LEONORA
Sì, fuggiamo il funesto recesso, Il dolor ha strappati i suoi veli, Il creato rinnova un amplesso, L'alma nostra rivive a un sospir. Vien ! cerchiamo altri lidi, altri cieli, Più non dèi, poi che t'amo, morir !
(mentre stanno per fuggire, entra Hans ferito a morte)
SCENA ULTIMA. / precedenti, Hans.
HANS
A me ! aita !
(riconoscendo Leonora)
Oh ciel ! Leonora !
LEONORA
Har*>!
(Spunta l'alba). ARxMINIO
Tu qui ?
HANS
Dio m'esaudì !
LEONORA
Ma... che hai?... tu grondi sangue...
HANS
L'arma a caso mi piagò...
ARMINIO
(sostenendolo)
Tu vacilli ?
HANS
Il cor mi langue...
LEONORA
Di', che fu ?
HANS
Di me non so...
LEONORA (con affetto)
Su me posa il capo stanco, Ridonarti a vita io vo' !
HANS
(rialzandosi a stento, a Leonora)
Vedi ! la squallida - selva s' indora, Ai nuovi raggi - sbocciano i fior... Tu pur rivivi - tu pur, Leonora, Rinasci al palpito - di un nuovo amor... Non mi compiangere - non è d'ambascia Questa che tergi - stilla su me... Pianto è d'ebbrezza - morir mi lascia... Troppo fu grande - la tua mercè !
ARMINIO
(a parte)
Cielo ! ei vacilla - barbara sorte ! Non sei di lagrime - sazio, o dolor ! Di questo misero - non sia la morte Pronuba, o cielo, - dei nostri amor !
LEONORA
No... dell'infanzia - rammenta i giorni, Appreso ho a piangere - in seno a te... Vo' che quel sole - per noi ritorni... Che vai eh5 io viva, - se manchi a me ?
HANS
L'ombra del misero - che a te fu caro Rapiati il palpito - di un altro amor... Dovea Corrado - piantar l'acciaro, A farti salva, - d'un altro in cor... Vedi, io t'amavo - siccome amata Forse non fosti - da uman sospir...
(accennando Arminio)
Sol... egli... renderti - potea beata, A me restava - solo... morir!
(Si alza il sole). LEONORA
No... tu dèi vivere - dal bacio mio Raccolta l'anima - non può fuggir !
HANS
(negli ultimi spasimi, congiungendo le destre dei due amanti)
Io muoio... amatevi... - sol benedite Talor d'un misero - al sovvenir !
ARMINIO e LEONORA
Oh santo martire ! - *
HANS
Vi lascio ! Addio !
(muore) ARMINIO e LEONORA
Sol per salvarci - volle morir !